Apro una piccola ma doverosa parentesi, anche se il blog resta morto

14 Novembre 2006 21 commenti


Il mio istruttore di palestra è imbarazzantemente bello.

Ma non vorrei che l?aggettivo mio davanti a istruttore di palestra sembrasse ribadire un certo qual senso di possesso. Ecco ci tengo a precisarlo.

Quindi: l?istruttore della palestra in cui vado, che si è gentilmente offerto di guidarmi durante la prima lezione di fitness, è di una bellezza imbarazzante.

È imbarazzante perché lui senz?altro sa di essere bello, io, dal canto mio, ogni volta che lo guardo penso ?è proprio bello?, allora cerco di non guardarlo, temendo che lui mi scopra, ma è peggio credo, perché non è educato non guardare le persone in faccia quando ti parlano, quindi mi sforzo e lo guardo, sperando non mi si legga in faccia quello che penso. E inevitabilmente mi viene da ridere.

No, perché io in palestra ci vado per allenarmi (a che cosa poi … vabbè lasciamo stare), cioè ci sarei andata e ci vado a prescindere che lui sia bello, e questo gradirei fosse chiaro. Sono io che comando, non i miei ormoni.

Che poi non è bello da causare subbuglio ormonale. Anche perché a me il tipo inequivocabilmente bello non fa quell?effetto. Mi lascia freddina per la verità. Nel caso sia anche molto ironico e un po? timido (e non se la tiri), allora si, magari può anche essere che mi scatti il desiderio irrefrenabile di strappargli i vestiti di dosso. Ma in tale caso o sto sognando, o sono entrata nell?equipe del Dr. House, o comunque anche ammettendo l?esistenza di siffatto individuo, inutile dirlo, non mi si filerebbe manco di striscio.

[non è una tragedia eh, me ne sono fatta una ragione già da lungo tempo..]

Quindi, lasciando perdere le suddette divagazioni: costui è proprio bello da guardare. Brizzolato cortissimo, occhio azzurro taglio felino, carnagione chiara, mascella ben disegnata.

[ecco, perché a me i tipi efebici modello pubblicità di Armani non piacciono, vado più sul genere Massimo il gladiatore. E manco mi piacciono i ragazzini, e lui non è propriamente un fanciullo.]

No, non mi sono infatuata, decisamente. Per così poco. Non scherziamo.

[Deve passarne di acqua ancora sotto i ponti (reali, metafisici o sullo stretto). Devo ancora uscire dal lutto. Da quello gastronomico a quello affettivo. Senza fretta]

Però è un bel regalo. È una bella cosa da guardare, come un bel quadro, una bella scultura. E in più cammina, mi parla, mi sorride (ed è ancora più bello), mi fa correre.

[poi tra due settimane mi farà pure la scheda, così potrò fare tutte queste cose da sola e lui camminerà e basta. Niente è eterno in questa vita, purtroppo]

Tutto questo per dire che, ecco, la bellezza è sempre una gran consolazione.
Per chi soprattutto, come me, non sente il bisogno di possederla se non con gli occhi.

Per me è importante

26 Luglio 2006 30 commenti

Le incomprensioni sono così strane
sarebbe meglio evitarle sempre
per non rischiare di aver ragione
ché la ragione non sempre serve.
Domani invece devo ripartire
mi aspetta un altro viaggio,
e sembrerà come senza fine
ma guarderò il paesaggio…

Con questa canzone in sottofondo è iniziato il mio viaggio verso questa terra.
Questa terra che, appena arrivata, mi ha strappato il cuore, me lo ha fatto a pezzettini piccolissimi, e poi lo ha rimesso al suo posto, sogghignando, e dicendomi ?e adesso prova ad amare con questo?.
E io naturalmente non ci sono riuscita.
Quindi vado via.
Devo cercare la dolcezza che ho perduto per strada. Che qui non riesco a trovare.
Lungi da me fare voler intraprendere bilanci di questi tre anni.
In fondo, per quanto doloroso, ho solo attraversato la mia personale linea d?ombra.
E tutto il resto è compreso nel pacchetto ?vita?.
Ho amato parecchio. Questo è sicuro. Ho amato male. Altrettanto vero.
Ho sbagliato, e adesso è troppo tardi.

Un saluto affettuoso a tutti quelli che passano di qui.
Questo blog chiude per dispiacere.
Per ora, perché la parola sempre, come la parola mai, sono diventate prive di significato per me.
Perché ho sperimentato che di irreversibile in questa vita c?è solo la morte.

[Sono lontano e mi torni in mente
t?immagino parlare con la gente...

Il mio pensiero vola verso te
per raggiungere le immagini
scolpite ormai nella coscienza
come indelebili emozioni
che non posso più scordare
e il pensiero andrà a cercare
tutte le volte che ti sentirò distante
tutte le volte che ti vorrei parlare
per dirti ancora
che sei solo tu la cosa
che per me è importante...

Mi piace raccontarti sempre
quello che mi succede,
le mie parole diventano nelle tue mani
forme nuove colorate,
note profonde mai ascoltate
di una musica sempre più dolce
o il suono di una sirena
perduta e lontana.

Mi sembrerà di viaggiare io e te
con la stessa valigia in due
dividendo tutto sempre.
Normalmente....]

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I’m young and I’m underpaid

18 Luglio 2006 26 commenti


E se con una mano tengo la sigaretta, con l’altra svuoto le tasche in questo angolo che ormai è diventato discarica di pattume interiore.

E metto la mia faccia qui sotto. Agosto 2002. E riparto da lì. Che una foto così simile a me non me l’ha mai fatta nessuno. Me la sono dovuta fare da sola. E forse per questo è così vera.

Agosto 2002. Sola. Credo di aver deciso in quel momento che sarei andata via. Per non sentirmi più sola. Perchè la solitudine non è non conoscere nessuno. E’ sentirsi abbandonati. E’ non riuscire a far uscire la propria voce. E’ sentirsi trasparenti.

Agosto 2006. Provo a capire da lì. E mi appresto a resettare. Di nuovo. Giusto il tempo di fare un po’ di terra bruciata intorno. Salvando solo una pietra pomice. O due.

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Il colore del grano

3 Luglio 2006 13 commenti


In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire addomesticare?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire addomesticare?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.

“La mia vita e’ monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata. Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangero’”.
“La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

[Da "Il piccolo principe", A. De Saint-Exupery]

Questo. E la sensazione di avere tutto il tempo del mondo. Nessuna fretta e nessuna ansia.
Solo la morbidezza. Delle barche a vela che scivolano sullo stretto.

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La mia amica è un genio indispensabile

19 Giugno 2006 9 commenti


Uggy sguazza nell’acqua bassa della Riviera di Ponente di Milazzo. L’acqua è cristallina e calma, Uggy ne è molto soddisfatta. L’amica di Uggy ha solo i piedi a mollo e le due conversano amabilmente.
Mentre si rotola affondando mani e piedi nei ciotoli del fondo marino Uggy avvista una cosa bianca che galleggia: “cosa è quell?orrore!” esclama al’amica indicando l’oggetto. “È una pietra pomice” risponde lei serafica.
“Wow, figo!” fa Uggy, e si avvicina con circospezione. Guardatala meglio Uggy si convince che trattasi effettivamente di pietra pomice, e non, come sospettato, di mostro marino travestito da cosa inerte e galleggiante.
Uggy è oltremodo felice: è la prima volta che le capita un simile incontro (in Sardegna non si trovano pietre pomici nel mare!). ?Facciamo gli esperimenti?, comunica tutta seria all?amica.
Uggy ha trovato un gioco.
Prende la Pietra Pomice (che è diventato un essere vivente in quanto galleggia, e in quanto galleggiante non può essere una semplice pietra, e merita pertanto la P maiuscola). La lancia nell?acqua entusiasmandosi nel vederla tornare a galla di nuovo.
Poi l?esperimento del lancio non la diverte più, e pensa a qualcos?altro, più difficile per la Pietra Pomice.
La poggia sul fondo.
E lei torna su.
Poi di nuovo.
E ancora.
Poi la semi sotterra tra le altre pietre comuni.
E lei zuc! Torna su!
Sempre più difficile!
Uggy la sotterra.
E lei non torna più.
Uggy non perde le speranze. ?Se smuovo un po? il fondo Lei si libererà …?
L?amica osserva impassibile.
Uggy smuove il fondo.
La Pietra non riappare.
Uggy inizia a disperarsi.
(Ha perso il giocattolo nuovo).
Prende una pietra bella grossa dal fondo e inizia a scavare, ogni tanto si ferma e osserva.
Uggy: ?Oddio l?ho persa!?
Amica imperturbabile: ?Eh già mi sa che l?hai persa?.
Scava scava ma nessuna traccia.
Uggy rammaricata: ?Nooo, non può essere scomparsa, deve galleggiare! Se muovo il fondo perché non torna????
Amica imperturbabile: ?Mi sa che l?hai proprio persa …?
Scava scava, ma nulla di nulla.
Uggy addolorata: ?è morta!!?
Amica imperturbabile: ?effettivamente …?
Scomparsa del tutto. Kaputt.
Uggy affranta: ?l?ho uccisa!!! L?ho distrutta!!!! Devastata!!!!! Ho ucciso la Pietra Pomice!!!!!!?
Amica imperturbabile: ?Hai commesso un pomicidio ??

Rien ne va plus

31 Maggio 2006 26 commenti


Mi è capitato recentemente di vivere cose brucianti e credere, sul momento, che valesse la pena di stare al mondo solo per provare sensazioni tanto forti. Poi a posteriori pensi che lo scotto da pagare è molto alto, che alcuni eventi ti si spengono addosso come cicche di una sigaretta e tu, piuttosto che andar via, spalanchi metaforici bastioni per continuare a fungere da portacenere.

Mi guardo intorno, più stupita che amareggiata, constatando quanto le persone che ritenevo migliori di me siano in realtà preda delle mie stesse debolezze. E questo mi alleggerisce non poco la coscienza. Che in fin dei conti quando si sta male, veramente male, è impossibile essere giusti, onesti e rispettosi degli altrui sentimenti.

Quindi smetto di fungere da portacenere a chicchessia, ed in qualsiasi ambito e occasione. Come ultimamente il mio senso di colpa verso tutto e tutti mi stava portando a fare.

Ma continuo a dire e soprattutto a fare ciò che ritengo sia più giusto.
Ciò mi dà serenità, una grande, inaspettata, dignitosa, serenità.
Ciò annulla il rancore, fonte sempre di grande tormento.
Ciò mi consentirà di andarmene senza nessun rimpianto, e avendo cancellato il debito verso le persone a cui ho fatto del male.

Mirando, infine, alla felicità, solo ed esclusivamente la mia, che forse non dev’essere rosicata, forse dev’essere piena e unica e intima e gonfia di solitudine, intesa in senso etimologico: la propria, senza dipendere da altri.

[in corsivo le parole calzanti della mitica commare edi che così scriveva un po'di tempo fa. Possiedono a mio parere un alto coefficiente di universalità]

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E se non puoi la vita che desideri

26 Maggio 2006 Commenti chiusi

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo per quanto sta in te
non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo
degli incontri e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea.

(sempre quel certo Signor Kavafis)

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Elezioni ed affinità elettive

23 Maggio 2006 14 commenti


Non essere triste. Siamo in democrazia. Vige l?alternanza.
Anche sei hai perso per un pugno di voti.
Eravate pari fino all?ultimo. Poi c?è stato il conteggio dei pareri esterni. Ovviamente favorevoli alla controparte. Tu sei straniera. Sarai sempre straniera in questa città.
E quindi ora ti toccherebbe fare l?opposizione. Ma tu l?opposizione non la farai. Preferisci l?ostracismo.

[Ti rimane solo la dignità, e hai ripreso a camminare a testa alta e naso all?aria, come tre anni fa, e sei molto soddisfatta di questo.]

Non farai ricorso. Non chiederai il riconteggio delle schede. Preferisci di gran lunga i vecchi metodi degli Ateniesi.
Scriverai il tuo nome sui cocci della sua vita, sui frammenti di questi tre anni, e te ne andrai in esilio, com?era d?uopo al tempo, in un?isola del Mediterraneo. Correggo, un?altra isola del Mediterraneo.

Il tuo programma di governo non ha dato alcun risultato. Punto. Gestione fallimentare, accompagnata dalla pessima campagna elettorale svolta negli ultimi dieci mesi. E a capo, quindi.
No, non ti ricandiderai tra cinque anni. Ormai sei bruciata.
Eppoi il nuovo governo ha abolito il Ministero delle Pari Opportunità.

[Una volta le hai detto ?sei una ragazza forte, ce la puoi fare?. Niente di più vero. Soprattutto da quando ha scoperto che Dio esiste, e ne ha le prove. Non solo. Esiste e ascolta le sue preghiere. Ma anche. Esiste, ascolta le sue preghiere, conosce i suoi gusti e una volta ogni dieci anni e mezzo le fa un regalo. E con questi piccoli accorgimenti tira avanti. E non è poco.]

Senza parole

18 Maggio 2006 6 commenti


Lasciando altrui parole a raccontarmi
tracciando contorni alla mia essenza
ora che lo specchio alcun riflesso porta
se non dai tuoi umori l?attuale assenza

Oh, can’t anybody see,
We’ve got a war to fight,
Never found our way,
Regardless of what they say.

How can it feel, this wrong,
From this moment,
How can it feel, this wrong.

Storm,
In the morning light,
I feel,
No more can I say,
Frozen to myself.

I got nobody on my side,
And surely that ain’t right,
Surely that ain’t right.
(Roads – Portishead)

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Il maglione blu

15 Maggio 2006 14 commenti


L?orrore è lì stamattina, che la aspetta imperterrito scendendo dal treno. Esattamente là dove lo aveva lasciato.
Salina gli ruggisce contro, mentre carica di valige, borse sotto gli occhi e malinconici presagi, si avvia verso la meta.
Non si cura del suo aspetto, che deve essere parecchio arruffato dopo la notte in treno.
Non si cura del suo incedere da ambulante in trasloco. Né dei passanti che sembrano disapprovare il suo stile di vita.
Ora è li ferma sul marciapiede che fruga nella borsa, in cerca disperata degli occhiali da sole, in precario equilibrio tra i bagagli. Quando, alzando gli occhi al cielo nel ringraziare di averli trovati, lo vede.
Vede un sorriso che la guarda.
Maglione blu di cotone legato sulle spalle, camicia bianca e maniche arrotolate.
E sopra tutto questo un sorriso.
Un sorriso bellissimo. Dolce, spontaneo, divertito, ironico.

Salina ricambia nello stesso istante. Simmetricamente.
Poi scatta il verde, e lui, ancora sorridendo dalla sua decapottabile decapottata, si allontana. Mentre lei lo segue con lo sguardo di chi dice arrivederci. Gli occhiali ancora in mano.
Inciampare nel sorriso gratuito di uno sconosciuto è cosa molto gradita a Salina. Specie se accompagnato da un maglione blu di cotone legato sulle spalle.
E? lui, il maglione blu. L?icona del principe azzurro. Che per lei un principe azzurro è vestito così. Ha un maglione blu e una camicia bianca.

E sa che camminerà avvolta in quel sorriso, per non vedere le cose che la rattristano.
E sa che lui è lì da qualche parte. E lo cercherà.
Forse tornerà a passare per quell?incrocio, sperando di rivederlo.
Forse.
In ogni caso conserverà quell?immagine con la cura con cui si tengono quelle cose che il solo pensiero di possederle rende felici.

If i could tear you from the ceiling,
I know the best have tried,
I’d fill your every breath with meaning,
and find a place we both could hide.

If I could tear you from the ceiling,
I’d freeze us both in time,
find a brand new way of seeing..
your eyes forever glued to mine.

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